AUDIODROME.IT (IT)
Dopo una lunghissima gavetta, grazie a code666 gli Eternal Deformity hanno la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio.
L’impostazione progressive (in senso lato) e l’immaginario circense ricordano gli Arcturus, una band che sembra aver influenzato soprattutto la mentalità degli Eternal Deformity, anche se il tastierista deve più d’un grazie a Steinar Sverd Johnsen. Più che de La Masquerade Infernale si potrebbe parlare di The Sham Mirrors, perché la musica di Frozen Circus può essere molto immediata, e attenzione: non c’è alcun tentativo di introdurre l’elettronica, ma più di qualche sfoggio di tecnica da autentica heavy metal band. Non c’è Garm alla voce, e non c’è nemmeno Simen, ma Kofi sa davvero il fatto suo ed è molto versatile. Gli Eternal Deformity - attingendo a vari sottogeneri del metal estremo, e non solo - riescono nel difficile compito di uscire con pezzi facili, però non banali, alternati a pezzi più prog, però non snervanti. A proposito di immediatezza, l’ormai vecchio trucco di cromare le canzoni dei Depeche Mode funziona sempre alla grande: questa volta tocca a “Little 15”, già ripresa dai Between The Buried And Me, solo molto peggio. Sul fronte complessità risalta invece “Crime”, grazie ai suoi continui cambi di tempo e di atmosfere, sempre però poco faticosi per chi ascolta.
Un’unica piccola richiesta: non chiamiamoli avant-garde, perché compito delle avanguardie è affrettare la presa di coscienza di qualcosa di nuovo e imminente, non di risistemare con gusto qualcosa che già esiste.
Voto: 3/5











